Filosofia. Frammenti di cultura del Novecento, AA.VV.

Pozzoni Ivan, AA. VV. a cura di 

FRAMMENTI DI CULTURA DEL NOVECENTO

Nietzsche, Vailati, Simmel, Schlick, Arendt, Zubiri, Bateson, Dell'Oro, Warburg, Davila, Garin, Melandri

RACCONTATI DA VOCI DI STUDIOSI CONTEMPORANEI

ISBN 978-88-97469-24-7, pp. 378,

prezzo di copertina € 15,00

Collana di Filosofia NIDABA

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Prefazione

 

 

Rivisitare le filosofie del Novecento significa oggi ripensare una crisi di identità del pensiero filosofico, che non va comunque considerata come la fine della filosofia, ma piuttosto come un passaggio ulteriore rispetto alla prima emergenza del negativo, rappresentata dalla filosofia della crisi. Si tratta, a nostro avviso, di una svolta metodologica che prelude a un rinnovamento filosofico diretto a polarizzare la meraviglia sulla tematizzazione del dubbio, insita nella semantica del pensiero interrogativo. In questa prospettiva, si delineano heideggerianamente quei sentieri interrotti del filosofare che, nel successivo orizzonte del post-moderno o della fine della modernità, coniugano in vari modi e in diversi registri le vie, spesso divergenti, del post-metafisico. In questa situazione poliedrica e complessa, l’espressione “Frammenti di cultura del Novecento”, assume una ineludibile connotazione metaforica dalla quale esce sconfitto il pensiero sistematico. Ciò comporta l’evidenza di tre principi metodologici, attraverso i quali si esprime nel suo complesso il pensiero filosofico del Novecento, rivisitato alla luce di un’ermeneutica di frontiera che presuppone un distacco dalle concezioni teoretiche e storiografiche ereditate dalla lunga e consolidata tradizione del pensiero occidentale. I principi metodologici ricordati sono costituiti in particolare dall’emergenza della dimensione analitica e inoltre dalla compresenza delle filosofie nella filosofia cui va aggiunto per completezza il primato linguistico all’interno della filosofia. Questi tre principi comportano specificamente la tematizzazione della coscienza esistenziale del singolo, nei suoi diversi aspetti dell’interiorità e dell’intersoggettività, ma include anche la possibilità di far lavorare dialogicamente insieme le diverse prospettive filosofiche, in una stretta relazione tra il mondo scientifico delle ricerche concernenti la natura e di quelle relative all’ambito dell’uomo. Infine, il riferimento al linguaggio, nella duplice concezione filosofica del pensiero analitico e di quello ermeneutico, consente la polarizzazione dell’attenzione sulla fusione tra pensiero e linguaggio, quindi sul primato della cultura rispetto alla natura nelle problematiche antropologiche. È evidente che queste sono soltanto delle tendenze che, in qualche modo, ci permettono di stabilire delle coordinate di riferimento per navigare nell’oceano delle espressioni culturali delle filosofie del Novecento, caratterizzato dal pluralismo delle visioni gnoseologiche e dal politeismo dei valori, sia nel mondo etico che nel mondo religioso. In questa chiave di lettura della mappa del pensiero, che in superficie potrebbe apparire frantumato e disperso, emerge tanto sul piano teoretico quanto su quello epistemologico il problema del metodo, quale nucleo di fondo che accomuna le diverse vie del filosofare. Così, in senso gadameriano, possiamo riconoscere che la verità è legata intenzionalmente al metodo utilizzato per la sua ricerca, ma possiamo anche porre l’attenzione, in senso ricoeuriano, sul conflitto delle interpretazioni, che però non rappresenta la dialettica univoca del vero-falso destinata a escludere uno degli opposti come errore, in quanto conduce alla consapevolezza del relativo e non del relativismo scettico; infatti su tale linea, si manifesta in modo imprescindibile l’idea che la verità è sempre parziale, prospettica e delimitata, dal momento che la verità stessa possiede in sé quell’idea che Aristotele riconosceva al concetto dell’essere, allorché affermava che l’essere stesso si può dire in tanti modi.

Su questa linea interpretativa, viene in primo piano il concetto di finitezza esistenziale dell’uomo che, nella sua singolarità, per dirla con Kierkegaard, si intenziona ontologicamente in modo prospettico sul concetto di verità o, meglio, la verità si rivela in modo heideggeriano nella dialettica tra svelamento e nascondimento. Su questo piano, va sottolineato, nella relazione speculativa tra filosofia e scienza, nonché nella problematica religiosa del rapporto tra ragione e fede, il superamento della polemica tra metafisici e antimetafisici, a favore di una consapevolezza post-metafisica nella quale assumono la loro consistenza i temi dei confini e dei limiti dell’uomo nella sua finitezza esistenziale.

Su questa base, il problema della crisi comporta, sul piano teoretico, la riflessione sull’indebolimento dei quattro parametri dell’esistenza, costituiti dallo spazio e dal tempo e, nell’ambito spirituale, dalla storia nonché dalla previsione. Invece, sul piano etico-politico, la questione della crisi riguarda, da un lato, l’interrogativo aperto sulla fondazione e l’universalizzazione dell’etica, dall’altro, l’accentuazione dell’importanza delle procedure gestionali della governance rispetto alla caduta delle ideologie.

In queste premesse, abbiamo cercato di delineare i momenti fondamentali che, da un punto di vista teoretico, permettono di valorizzare, in senso metaforico, l’espressione “Frammenti di cultura del Novecento”, con la cui configurazione linguistica si vuole evidenziare il nucleo giustificativo della raccolta dei saggi inclusi in questi volumi. È ovvio che, anche il nostro tentativo di trovare un nucleo che possa accomunare pensatori, scuole e tendenze caratterizzanti il pensiero filosofico del secolo trascorso, non può essere esaustivo. Ciò in quanto questa scelta metodologica appartiene inevitabilmente alla semantica prospettica, destinata a caratterizzare le filosofie del nostro tempo. Quanto detto accade per due ordini di motivazioni rappresentati, in primo luogo, dalla categoria di post-moderno da intendersi, con J. F. Lyotard, quale crisi progressiva delle grandi narrazioni che vengono delegittimate in itinerari sempre più ristretti; in secondo luogo, con il concetto di frantumazione, con il quale il nostro pensiero filosofico si accinge sempre maggiormente a lavorare sul frammento. Pertanto gli autori noti o dimenticati dalla storiografia ufficiale, le tendenze maggioritarie o minoritarie della filosofia ospitate nel volume in esame, insieme ai temi e ai problemi di ordine teoretico e pratico, ai quali i collaboratori di queste pagine danno spazio nelle loro trattazioni, costituiscono un mosaico la cui configurazione non è sempre individuabile o prevedibile e che, ci auguriamo, possa costituire un problema rivolto alla crescita della nostra cultura. Questo complesso itinerario finisce per approdare alla strutturazione di una koinè speculativa aperta a un futuro possibile per il pensiero filosofico, oggi di frontiera, che mira a scoprire nuove prospettive per il futuro della ricerca.

Le considerazioni svolte si collocano in un’ermeneutica delle istanze, a volte complementari e a volte contrapposte, delle filosofie del Novecento, che si manifestano in una complessa classificazione storiografica. Infatti, da un lato, possiamo accettare la distinzione, consolidata in questi anni, tra filosofi analitici e filosofi continentali, dall’altro, dobbiamo sottolineare una frattura metodologica tra le filosofie della prima metà e quelle della seconda metà del secolo. Infatti, le prime sono ancora delle grandi filosofie, in qualche modo legate alle ontologie delle visioni del mondo e della vita, mentre le seconde esprimono degli itinerari interpretabili come sentieri interrotti, condotti secondo la prospettiva dei tre principi di rinnovamento metodologico indicati in precedenza. È evidente perciò che, nella mappa filosofica del Novecento, da un lato, troviamo filosofie metafisiche e filosofie ideologiche, quali fenomenologia, neoscolastica e filosofie esistenziali e, dall’altro, proposte interpretative quali ermeneutica, filosofia del linguaggio ed epistemologia. Inoltre, molto spesso, nel passaggio dalla filosofia della crisi alla crisi della filosofia si manifestano varie forme di emergenza del negativo, polarizzate sulle metafore della morte di Dio o della morte dell’uomo, ma anche riferite al pensiero debole e al trionfo della meditazione asistematica. Infine, nella ricerca di nuovi codici per il filosofare, cadono i confini tra letteratura e filosofia, realizzando il trionfo di considerazioni estetizzanti che liberano il pensiero dal rigore delle dimostrazioni logiche, per dare spazio all’enfatizzazione delle metafore, nonché al pensiero poetante e alla narrazione pensante. Negli ultimi itinerari delineati, è già all’opera quella frantumazione post-moderna che, nell’orizzonte del nichilismo, enfatizza il pensiero nomade e il lavoro sul frammento. È facile constatare, già in questa rapida sintesi, come il Novecento, considerato dagli storici come un secolo breve, sia fondamentalmente, anche in filosofia, un secolo di grandi cambiamenti che investono l’intera mappa della cultura, a partire dalle scienze naturali e matematiche che passando, attraverso le scienze umane, giunge alla caduta delle ideologie, sul piano politico, e all’anarchia della creatività estetica nelle sue diverse forme.

 

 

Aurelio Rizzacasa

 

 

 

Ivan Pozzoni (curatore) è nato a Monza nel 1976; si è laureato in diritto con una tesi sul filosofo ferrarese Mario Calderoni. Ha diffuso molti articoli dedicati a filosofi italiani dell’Ottocento e del Novecento, e diversi contributi su etica e teoria del diritto del mondo antico; collabora con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2008 e 2012 ha curato i volumi: Grecità marginale e nascita della cultura occidentale (Limina Mentis), Cent’anni di Giovanni Vailati (Limina Mentis), I Milesii (Limina Mentis), Voci dall’Ottocento I, II e III (Limina Mentis), Benedetto Croce (Limina Mentis), Voci dal Novecento I, II, III e IV (Limina Mentis), Voci di filosofi italiani del Novecento (IF Press), La fortuna della Schola Pythagorica (Limina Mentis), Pragmata. Per una ricostruzione storiografica dei Pragmatismi (IF Press), Le varietà dei Pragmatismi (Limina Mentis), Elementi eleatici (Limina Mentis) e Pragmatismi. Le origini della modernità (Limina Mentis); tra 2009 e 2012 sono usciti i suoi: Il pragmatismo analitico italiano di Mario Calderoni (IF Press), L’ontologia civica di Eraclito d’Efeso (Limina Mentis) e Grecità marginale e suggestioni etico/giuridiche: i Presocratici (IF Press). È direttore editoriale della collana NIDABA della Gilgamesh Edizioni; è direttore de L’arrivista - Quaderni democratici.

 

 

Autori:

Laura Balestra, Michela Bella, Mirella Fortino, Ivan Dimitrijevic, Paulina Orłowska, Claudio Mennini, Alessandra Peluso, Luca Possati, Ivan Pozzoni, Cinzia Rizza, Domenico Sgobba, Anna Miranda, Pasquale Vitale, Gabriele Zuppa.


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