Saggistica. Letteratura lituana, AA.VV.

 

AA.VV.

QUADERNO PREMIO LETTERARIO G. ACERBI

ISBN 978-88-97469-75-9, pp. 192,

prezzo di copertina € 22,00

Collana di saggistica ENKI

 

22,00 €
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Negli Annales Quedlinburgenses(1009), si parla per la prima volta di un luogo tra “Rusciae et Lituae”, dove sarebbe stato ucciso in missione l’arcivescovo Brunone-Bonifacio. È la prima notizia scritta del Paese, Lituae, Litva, Lietuva. Ma occorre aspettare ancora prima che mercanti e aristocrazie limitrofe si rendessero conto delle opportunità offerte dalla evangelizzazione e dalla conseguente espansione. La dichiarazione del 1251 da parte del Papa Innocenzo IV, della Lituania come “patrimonio di San Pietro”, è prematura. Occorre passare al secolo successivo per giungere a Vilnius, capitale della Lituania, e al governo di Jogaila, convertitosi al cristianesimo nel 1385 e diventato re di Lituania e Polonia con il nome di Ladislao II Jagellone, anche se nelle campagne la popolazione mantenne tracce dei culti pagani. Con la “Unione di Lublino” del 1569 nasce la “Repubblica delle due Nazioni”, Lituania e Polonia. Cambiano i confini, i poteri, i gruppi religiosi, le lingue. Si conferma l’oscillazione tra un Paese multietnico e multireligioso e un Paese unico nella sua omogenea collettività e spiritualità romantica. Qui si radica la particolarità e la forza di una lingua unica nella famiglia indoeuropea, una lingua arcaica che mantiene stretti legami col latino, il greco classico e il sanscrito, un ‘dinosauro linguistico’ scrive Pietro U. Dini, tanto che nel Rinascimento nasce il mito di una discendenza dagli antichi Romani. Ma la Repubblica lituano-polacca, con la sua litigiosa aristocrazia, è tanto estesa quanto debole di fronte agli stati confinanti, premessa a quelle tre spartizioni (1772, 1793, 1795) tra Russia, Prussia e Austria che la cancelleranno dalla carta geografica. La maggior parte della Lituania cade sotto il potere dell’impero zarista, e vi rimarrà sino al 1918, l’anno che segna la fine della prima guerra mondiale. La lingua, oltre che mezzo di comunicazione, anche strumento di cultura e di creazione artistica, resiste ai tentativi falliti di introdurre il russo cirillico. Ne è un esempio l’opera di Kristijonas Donelaitis (1714-1780), che vissuto nella prussiana Lithuania Minor, scrive il poema fondante della letteratura lituana, Metai, Le stagioni dell’anno. La lingua resiste anche per l’opera dei Knygnešys, i contrabbandieri di quei libri che, stampati nella Prussia orientale, venivano illegalmente trasportati nella Lituania zarista. Ma esistono anche le lingue al plurale, il mondo desiderato o imposto. È il destino di molti esuli lituani, costretti a lasciare il Paese per le turbolenze e le persecuzioni, dal grande Adam Mickiewicz allo storico dell’arte Bernard Berenson, al filosofo Emmanuel Lévinas, al linguista Julien Greimas, al pittore Chaïm Soutine, al poeta Czesław Miłosz, al poeta e traduttore Tomas Venclova. Ho lasciato per ultimo, primo al Premio Acerbi di quest’anno, Icchokas Meras, costretto a lasciare il Paese nel  regime comunista, e da allora in Israele. Di un peggiore esilio egli stesso ne scrive in Scacco perpetuo, quello degli ebrei del ghetto di Vilnius. Più che un esilio, un massacro. La fine di una grande tradizione talmudica. Dei più di 200.000 ebrei ne rimangono poche migliaia. Tempi per fortuna trascorsi. Come il presente, le memorie, di una persona o di un Paese, non sono mai pacifiche. Ed è bene che sia così: è quello che costituisce un carattere. Anche per noi è stato un bene accostarsi ad un Paese dal carattere forte, orgoglioso delle proprie libertà. Con la sua peculiare complessità di concentrazione e allargamento, la Lituania ci si presenta oggi più vicina, proprio nella sua Presidenza di un luogo insieme simbolico e (quasi) reale: l’Unione Europea. Ma è una complessità che supera il tempo breve, essere se stessi e guardare altrove, oltre ogni divisione, oltre ogni confine.

 

 

Simona Cappellari (curatrice del volume) è nata a Parma nel 1974. Dottore di ricerca in Linguistica, Letterature Straniere e Letterature Comparate, è attualmente assegnista presso il Dipartimento di Romanistica dell’Università di Verona. Si è occupata di letteratura italiana e straniera del Sette-Ottocento, con particolare attenzione ai temi del viaggio, dello spazio narrato e dell’epigrafia sepolcrale. Ha pubblicato vari articoli in riviste («Aevum», «Testo») e in volumi miscellanei. Dal 2006 cura la pubblicazione dei Quaderni del Premio Letterario Giuseppe Acerbi.


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