Narrativa. La vuelta al perro, Marco Zucchini

Marco Zucchini

LA VUELTA AL PERRO

ISBN 978-88-97469-04-9, pp. 143,

prezzo di copertina 7,50.

Collana di narrativa ANUNNAKI

 

 

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I sette racconti de La vuelta al perro hanno come teatro la misconosciuta repubblica sudamericana di Miranda. In questa terra remota  “ai confini della realtà” si muovono personaggi a loro volta combattuti tra la realizzazione delle rispettive individualità e l'attrazione/repulsione verso una koinè culturale che rischia di fagocitarli. Il risultato è un microcosmo animato da anziani perdigiorno che affidano ai numeri della quiniela l’interpretazione di una quotidianità che non hanno più le parole per definire; giovani di sani principi che perdono la testa per la squadra del cuore, iniziati alla follia del calcio da parenti balordi; religiosi che, vinti dal senso di colpa, sprofondano nell'abominio e pifferai in grado di mettere in fuga un esercito con le note del loro strumento; uomini che lottano per difendere la dignità del proprio lavoro e altri che ingaggiano surreali battaglie contro il freddo. 

Più che una raccolta un unico intreccio di storie sospese tra l'Atlantico e il Mediterraneo, che hanno il sapore forte del mate e un retrogusto inconfondibile di olio d'oliva. 


 

Marco Zucchini, nato a Firenze nel 1979, è antropologo, giornalista e redattore. Ha pubblicato racconti e saggi di demologia in antologie e riviste. Con La vuelta al perro è stato finalista di un importante concorso letterario. Ha vissuto in Spagna e Argentina. Attualmente risiede nella sua città natale e collabora con alcune case editrici fiorentine in qualità di editor e di ufficio stampa.

Recensione di Piera Rossotti Pogliano

 

Non è facile ritrovare su un atlante le coordinate geografiche della repubblica di Miranda. È da qualche parte in Sudamerica, è un’immensa pianura schiaffeggiata dal vento glaciale patagonico d’inverno, mentre, nel colmo dell’estate, ribolle per la calura. È probabile che confini con l’Argentina e, come in Argentina, vi si trova una cittadina di nome Chivilcoy, che ha una piazza perfettamente quadrata, un monumento a Juan Mario Pellegrini e tanti abitanti i cui cognomi ricordano le innegabili origini italiane, ma l’Italia è ormai molto lontana: sono i nonni, a volte i bisnonni o i padri ad essere arrivati dall’Italia, sono rari quelli che hanno avuto giusto il tempo di nascervi, trent’anni prima del racconto di queste storie mirandine. I protagonisti hanno portato dal loro paese d’origine usanze strane e arcaiche, storie diverse, “affratellate dalla miseria e dalla speranza”. Sradicati dal luogo d’origine, con difficoltà cercano di mettere radici nel nuovo Paese: hanno imparato a bere il mate e il vino di Mendoza, giocano alla quiniela e raccontano a grandi e piccoli storie sudamericane, come quella del Padre Piadoso, l’”uomo nero” che potrebbe portar via i bambini cattivi (ma quale storia raccontano le mamme? Si spera, non quella terribile raccontata nella lettera di un cappellano del carcere di Caseros!), quella del pifferaio di Bragado o di Jaime il Gallego, o coltivano la passione per il fútbol, una passione talmente pericolosa e irrazionale da diventare malattia. Ed è il sabato sera, nella grande piazza di Chivilcoy, che ha luogo la vuelta al perro: la piazza si riempie di gente, le donne la percorrono girando in senso orario, gli uomini nel senso opposto, è l’occasione per vedersi e, a volte, parlarsi. Così nascono gli amori e così, negli occhi dei giovani, si annidano le promesse di gioie e di sofferenze di cui è fatta la vita e che, intrecciate tra loro, la rendono un miracolo.

“Dar la vuelta al perro” significa “portare il cane a fare un giro”. Il cane, nessuno se ne abbia a male, è il lettore. L'autore lo conduce attraverso una geografia così marcatamente latino-americana da disegnare paesaggi più letterari che realistici. Il che gli permette di affiancare ai vecchietti che trascorrono i loro ultimi anni nella quotidiana attesa del lotto serale la storia di Jaime el Gallego, l'uomo che per tutta la vita ebbe freddo e morì per autocombustione. Di giocare con gli stereotipi (la passione sfrenata per il fútbol, l'idea della ricchezza facile, le deliranti bevute) che strizzano l'occhio al realismo magico e infilarci nel mezzo un racconto incentrato sul senso di colpa, di vago sapore dostoevskiano. Di parlare di scioperanti rumorosi e litigiosi e ragazze alla confusa ricerca dell'emancipazione.

Sette racconti che, come altrettante tessere di un puzzle, disegnano un territorio ben definito, con temi e personaggi ricorrenti e un movimento chiaramente circolare (come sottolineato nell'ultimo racconto che dà il titolo alla raccolta), fedele alla ciclicità della natura piuttosto che all'illusoria traiettoria della freccia parmenidea che domina il mondo contemporaneo.


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